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ADDIO A ‘BALLERO’ E AL SUO CARISMA DA STRADA
Sport tra lutti e violenza
pubblicato su Il Fatto Quotidiano del 9 febbraio 2010
Mai testatina fu purtroppo più adatta all’ultima domenica, e alla prematura scomparsa del C.T. del ciclismo nazionale, Franco Ballerini, in un incidente automobilistico da rally. Si farà rimpiangere, al di là delle Roubaix vinte nell’epopea della fatica, e del suo “pollice verde” per i titoli iridati e olimpionici vinti sotto la sua egida. Aveva carisma, un carisma da strada se vogliamo ma proprio quello giusto per fare gruppo e fungere da pastore di anime su due ruote. Lascia un buco, familiare e professionale.
E’ stato un ideale e toscanissimo continuatore della tradizionale ma incisiva bonomia di Alfredo Martini. Non verrà dimenticato tanto facilmente da un ambiente che doping e altre storie non rendono meno autentico, ma “soltanto” inquinato.
E le due voci, autenticità e inquinamento, fanno a gara a chiasmo (autentico inquinamento , autenticità inquinata) per reggere il peso della domenica calcistica, piena di note più o meno colorate. Per esempio che l’Inter sia la squadra più forte, come rosa e come solidità di staff tecnico-societario, è autenticamente vero, è poco ma sicuro. A maggior ragione disturbano le decisioni arbitrali a suo favore contro un Cagliari purchessia, e mai in questi casi a suo sfavore. Non solo non ne ha bisogno, ma la faccenda inquina le menti più deboli come la mia… L’autenticità del gioco e della tenuta psicofisica la misurerà fuori il Chelsea, tra poco. In Italia, non ha rivali.
E a proposito di arbitri, fa effetto che il presidente dell’Aia, la loro associazione che ben si guarda dal garantirsi l’autonomia da Federazione e Lega (chi li paga, altrimenti?) alla faccia di Montesquieu e della separazione dei poteri e di Berlusconi, Alfano, Violante e soci, questo tal Marcello Nicchi dicevo sostenga che l’importante siano gli errori “in buona fede”, mentre “i sospetti sono intollerabili”. La faccenda sa molto di presa per i fondelli generalizzata. Le stesse cose si dicono nel calcio da prima di Moggi, durante Moggi, e come leggete dopo Moggi. Il punto è: chi misura la buona fede in luogo del sospetto? Perché si sbaglia sempre a favore del potere del momento e poi si compensa sempre a spese di chi potere non ha? E se nell’ultima domenica palesemente la metà degli arbitri di A è stata insufficiente oppure disastrosa, perché debbo pensare che siano solo “fischietti che sbagliano”? E’ quasi offensivo, per loro… Non è più serio che sbaglino apposta, per ragioni recondite (?!?), quali artigiani o artisti addirittura del fischio, come direbbe un Roland Barthes redivivo in “Miti d’oggi” a proposito della recita del catch? Sempre di autenticità e inquinamento intrecciati si tratta… E siccome la vicenda più corposa e politicamente pesante sugli arbitri e la loro eventuale buona o cattiva fede è quella che ci ha precipitato in Calcio-poli, vi ricordo che oggi a Napoli in Tribunale deporrà il capo delle indagini dei carabinieri dell’epoca, ormai è guari cioè cinque anni fa, cioè l’allora maggiore e oggi colonnello Auricchio.
In dicembre non potè testimoniare perché la moglie aveva appena partorito, adesso dovrebbe farcela. E molte sono le cose in attesa di chiarimento, a partire dall’autenticità e dall’inquinamento delle intercettazioni telefoniche, e dalla loro trascelta: questa sì, questa no, questa sì, questa no… e via così. E ovviamente tutto ciò dovrebbe servire non a sposare tesi di partenza, sulla colpevolezza di Moggi & company o sulla loro innocenza, bensì informazioni di arrivo che personalmente sospetto di sapere da poco meno di quarant’anni. Il calcio è inquinato nelle sue falde più profonde, e disinquinarlo sarebbe come disinquinare il paese. Magari… Tentiamolo, ma non gettando quello che conviene in una discarica individuata a priori. Parlo di discarica e penso a Bertolaso, la cui responsabilità in deroga si sta mangiando l’Italia, logisticamente e politicamente.
Per esempio Bertolaso è entrato a piedi giunti nella storiaccia dei Mondiali di nuoto, quella che ci è costata ufficialmente (ma davvero?) un deficit di 9,6 milioni di euro da ripianare con soldi che (vedrete) saranno pubblici, cioè nostri. Ci volevano le deroghe per la fretta, come per il G8 alla Maddalena (ma davvero?), come per la ricostruzione dell’Abruzzo post-terremoto, come un po’ per tutto. Strano che non sia dovuto intervenire, nel quadro dell’urgenza maltempo, che fa vittime quotidiane in questi giorni, nel fattaccio eccezionale del più importante torneo giovanile di calcio che si disputi in Italia, l’internazionalmente leggendario “Viareggio”: qui cinque giorni fa un ragazzo paraguayano e due italiani, della Sampdoria, sono rispettivamente svenuti e risultati semiassiderati, tanto per farli giocare comunque come i loro fratelli maggiori. Bene, benone, grande organizzazione. Il prossimo anno ci vorrà Bertolaso…
Come forse ci vuole già ora Bertolaso per la storia dei coltelli e dei teppisti, tornati in auge per Udinese-Napoli, Fiorentina-Roma e per le squadre male in arnese in classifica, come il Siena e la Lazio. Se il teppismo è ormai una costante, davvero ci vuole un genio per prevedere che il disagio sociale esterno troverà più facilmente la via dello stadio e dei suoi dintorni, cassa di risonanza fenomenale per acquisire certificati di esistenza/cittadinanza per chi ormai senza lavoro fa “di professione il tifoso”, come capita di sentir dire alle mogli dei disoccupati? Per non parlare dell’incongruenza degli ingressi nei tornelli da stadio, per cui per i tifosi la Lega decide a capocchia secondo pressioni dei club, vedi Roma e Napoli: e magari poi ci si stupisce che un tifoso della Fiorentina di altra provincia non possa accedere al Franchi di Firenze e i romanisti sì? Questo senza entrare troppo nel merito di quel che si vede in campo, cioè un Napoli gagliardo e sfortunato, un’Udinese aiutata ma combattiva, una Roma eccezionalmente pratica (lasciamo l’aggettivo “cinico” peraltro, per cortesia) e una Fiorentina eccezionalmente improduttiva, oppure una Juventus che dipende non si sa da chi, se da Blanc, dall’Elkann pensieroso, da Grande Stevens o dalla longa manus di Lippi. Certo, assai poco da Zaccheroni.
Tra autenticità e inquinamento, sono stati sorteggiati domenica a Varsavia (in Ucraina c’era il ballottaggio presidenziale e questo avrebbe confuso le urne…) i gironi degli Europei 2012, quelli persi come hospes dall’Italia sub specie Melandri con Platini tanto dispiaciuto… Lasciamo stare Serbia e Slovenia, Irlanda del Nord, Estonia e Fær Øer , e invece concentriamoci sulla prossima richiesta della Federcalcio a Berlusconi per appoggiare la candidatura dell’Italia come reception degli Europei 2016. In attesa delle Olimpiadi (Roma, Venezia o Cosenza?) del 2020…
Ora, da che mondo è mondo i Grandi Eventi sono stati per quasi tutti i paesi ospitanti delle fenomenali disfatte economiche, l’ultima come detto quella dei Mondiali di nuoto, Roma 2009. La mia domanda è semplice, da giornalista delle elementari. Ma perché ci si affanna tanto a ospitare questi costosissimi Grandi Eventi? Chi ci guadagna? Chi ci perde? E soprattutto: chi paga? Non vi andrebbe di dimenticarvi per un attimo della Roma e dell’Inter, di Totti e Milito – per dire –, e invece ragionare su questo calderone? Avere ospitato eventi a strafottere, dai Giochi di Roma di mezzo secolo fa in poi, ha davvero migliorato la vita e la vita sportiva di qualcuno che non siano gli organizzatori, le loro famiglie, la classe politico-finanziario-imprenditoriale collegata di qualunque colore ? Ha migliorato anche “soltanto” la cultura sportiva del paese, riducendo la voragine nella quale sprofondiamo in questo campo tra teoria e pratica in confronto – che so – ai paesi anglosassoni? Lo sport nella scuola decolla, o decolla solo la Gelmini fascinosa gestante per favorire il parto ministeriale? Ne avete mai sentito parlare, di domande del genere? Davvero deve intervenire Ciancimino jr (“Cosa Nostra voleva organizzare le Olimpiadi nel 2004 ma poi sono finite ad Atene…”) perché si discuta seriamente di tutto ciò?
o.b.
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