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MA CHE FREDDO FA
Mentre Nesta dice no alla Nazionale di Marcello Lippi si festeggia un oro olimpico inutile come l’illusione
pubblicato su Il Fatto Quotidiano del 2 marzo 2010
C’è qualcuno che vuole ringiovanire la Nazionale azzurra per i Mondiali sudafricani, ma non è il Ct Lippi bensì il difensore di lungo corso Alessandro Nesta. “No grazie, preferisco di no”, ha risposto il solido difensore centrale milanista ex Lazio parafrasando Melville e il suo “Bartleby lo scrivano”, libro che va a ruba a Milanello. Invece Lippi ha già detto “preferisco di no” a Cassano e c’è il rischio che faccia leggere Melville anche a Balotelli, insieme con Giuseppe Rossi solo talento giovane cristallino di nascita italiana, almeno al momento.
Peccato, l’unica cosa certa è che per non parlare dei mali del calcio italiano da qui a giugno il tormentone Balotelli-Lippi-Nazionale occuperà mente e cuore degli addetti ai lavori, giornalisti, tifosi e giornalisti tifosi. C’è meno tifo negli sport olimpici, ma anche qui lo show business di Vancouver è andato avanti fino a domenica nell’insicurezza e spesso nella disorganizzazione. Dal georgiano morto alla vigilia in poi è stata sulle piste di qualunque tipo una roulette russa, o roulotte, come amorevolmente storpia qualcuno. L’Italia ne è uscita con la faccia salvata nello Speciale da Razzoli, epigono tombino dell’Appennino, ma davvero è un oro foglia di fico/metallo. In confronto a Torino, una regressione vistosissima, al 16° posto nel medagliere, ben dietro l’Olanda noto paese montuoso come sa qualunque nostro studente delle elementari o medie (ma già, non studiano più la geografia: e allora chi gli spiega che i Paesi Bassi sono bassi, e perché?).
Adesso che ci sono meno soldi anche nello sport eccezion fatta per i diritti tv, qualcuno dovrebbe ragionare su come sono stati spesi in questi ultimi trent’anni: anche perché un medagliere può benissimo risultare scarno se nel frattempo cresce il movimento sportivo, la possibilità di più ampio reclutamento, la salute sportiva “culturale” (anche senza virgolette, culturale…) del popolo italiano. Se invece il metro di misura è solo quello, allora come per qualunque azienda dovrebbero pagare i vertici. Ma se non succede nel resto, Federsci e Coni giustamente eccepiscono: e che, siamo più fessi noi? Così il presidente federale Morzenti sul suolo canadese può presentare il veterano Pescante alla moglie così: “Cara, ti presento Carraro”, e il veterano vispo rispondere con un “Piacere, Petrucci” che per mesi nel salotto olimpico verrà ricordato come una medaglia. O di più. Altro che commedia dell’arte, o teatro dei pupi...
A proposito di teatro, continuiamo a far finta che il “campionato più bello del mondo”, già da un pezzo retrocesso in estetica dietro Inghilterra e Spagna e tra poco insidiato da Francia e Germania nelle classifiche Uefa, sia un campionato vero. Se volete per comodità, per non parere malpancista, per non deludere i tifosi di chi lotta per lo scudetto oppure per non retrocedere, mi accodo anch’io e come De Filippo intono “non è vero ma ci credo”. Credo che gli arbitri siano incorruttibili, che nessuno di loro scambi una fischiatina per la carriera, che i 580 mila euro annui per il designatore Collina siano ben spesi, che dunque il campionato sia regolare, che vinca il migliore, che come dice il mister del Milan Leonardo “nessuno vince per i favori arbitrali” detto però dopo averne avuti di macroscopici, che ci siamo levati la zecca di Calciopoli con la giustizia sportiva e un abbozzo di giustizia ordinaria in corso, che Barbablù sia sempre Moggi che dall’esterno manovra assieme a Moratti e Galliani per il tramite di Collina per “fare più grande la Scozia”, come cantava Renatino Rascel.
Ma sì, facciamo finta che sia così, che Rosetti abbia arbitrato impeccabilmente in Fiorentina-Milan memore di un Lazio-Fiorentina da manuale e da intercettazioni, che a Parma, a Napoli, a Udine ecc. domenica scorsa i direttori di gara siano stati del tutto all’altezza della situazione, anche se poi tutti si lamentano. Chi è danneggiato piange per essere rifuso, e chi se ne avvantaggia come Mourinho (che ha capito tutto) perché è molto meglio un “chiagni e fotti” preventivo che non le lamentele a sfondo perduto dei colleghi e dei presidenti-ostaggio, quelli con poco potere politico sportivo o con pochi denari o con poca voglia di spenderli. Rintracciate e individuate nelle categorie chi vi pare.
Vedete, la cosa più commovente della domenica è stata la direzione di Romeo in Lazio-Fiorentina. Benché arbitrasse una squadra appena tartassata a favore del Milan, Romeo ha arbitrato imparzialmente, sbagliando qualcosina ma non “taroccando” partita e risultato. Secondo la logica di sempre avrebbe dovuto riparare il torto ai danni della Lazio, in quella catena di compensazioni che ha strangolato la regolarità di questo torneo. Poi la Lazio sarebbe stata rifusa nel turno successivo, e via così, in un calcio ormai scalciato. Invece Romeo ha fatto l’arbitro e basta. Summum ius summa iniuria, oppure Montecchi e Capuleti? Bah, non è vero ma ci credo, mettiamola così mentre i vertici del paese e quelli del Pallone (almeno uno del tutto coincidente…) giocano a carte attorno a un tavolo al centro di una Santabarbara di nome Italia.
o.b.
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