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ROSSI, MEGLIO DI GALLIANI
Valentino è tra i migliori di sempre. E nel pallone dominano le solite ovvietà

pubblicato su Il Fatto Quotidiano del 27 ottobre 2009

La prima parola è per Valentino Rossi, ed è una parola di stima e di comprensione. Di stima perché il “dottore”, accumulato il nono titolo mondiale a Sepang, in un misto di avventura e ragionevolezza che lo fanno un ragazzino maturo, si avvia a essere forse il più forte motociclista di tutti tempi, fino ad oggi.Anche se le classifiche dipendono da tante variabili che non sto a elencare. Ma anche di comprensione perché se avesse avuto i capitali all’estero oggi, in odore di “scudo fiscale”, non avrebbe sborsato da evasore la cifra (pur relativa) concordata e se la sarebbe cavata con molto meno.Un “derapage” mancato, e non per sua colpa (demerito)...

La seconda parola è per i Della Valle. E non tanto perché il ritorno dell’ex presidente (ha lasciato per dare una lezione: ma a chi?) in tribuna al Franchi per Fiorentina-Napoli ha coinciso con la prima sconfitta interna, il primo gol subito, un serio ridimensionamento di classifica della squadra di Prandelli. Succede: ha forse il miglior portiere del mondo in questo momento, che si distrae però appena a un attimo dalla fine, nella convinzione esaltata e esaltante (forse) di essere invulnerabile. Basta un Maggio neppure odoroso, ed oplà, il cursore sembra un brasiliano e il portiere un tordo.

Non può esserci una correlazione cabalistica tra il ritorno di Andrea e la giornata più nera che viola. Detesto il sentore di jella. Quindi non è per lui, questa parolina. E’ invece per il Della Valle maggiore, il Della Valle dei Della Valle, il Diego (Armando) del lusso. Che in un’intervista a “Le Figaro”, oltre a sottolineare che appunto per la sua tipologia industriale, quella del consumo per ricchi, “la crisi è certamente alle spalle” (pensate ai disgraziati della Fiesole che si svenano per i biglietti dello stadio..., saranno felici), ha anche detto che per lui “con la Fiorentina l’importante è non perderci”. Ah sì? Fantastica “igiene” imprenditoriale, naturalmente condivisibile sul piano della logica del capitale.

Ma Diego, che ovviamente non ha risposto a nessuna delle domande postegli qui meno di un mese fa sui rapporti club-sindaco-stadio ecc.,non ci dice nulla dei conti di questi sette anni a Firenze, né di quanto viene valutata la pubblicità a lui e al suo marchio del lusso derivata dal possedere la Fiorentina. Avrà un valore mediatico e di marketing monetizzabile, oppure no? E invece evidentemente pensa che il tifoso sia un becero che nulla capisce, e a giudicare dalle reazioni del popolino deve avere persino ragione…

La terza parola è per il livello mediocre del calcio italiano, in cui si stagliano un paio di squadre, l’Inter e la Juventus, zoppicanti in Europa, e le altre attraversano buone o cattive stagioni.Penso oltre che alla Fiorentina alle due genovesi, o alle due romane dopo tanti anni in cima da parte della Roma svenata dei Sensi (ma che fa,vende?), o a sortite episodiche come quella del Palermo o dell’Udinese.Resta un equilibrio tendente al basso, per cui diventa sempre più delicato il fattore A, ossia gli arbitri.Che infatti non paiono affatto una garanzia di stabilità, equità, equilibrio, serenità, in un ambiente che è remotissimo da tutto ciò.In realtà ciò che conta è il denaro, e la carriera. Per tutti.Chi comanda nel calcio non è come si crede la Federazione, bensì la Lega e nella Lega (calcio,non pensate subito a Calderoli…) le società più “pesanti” economicamente. Che incidono sulle scelte di tutte, compresa la famosa “autonomia” arbitrale. Quindi conta di più Abete o Galliani? Galliani.Galliani o Blanc? Galliani. Galliani o Moratti? Tavaroli o consimili.

La quarta parola è che la cosa più grave nonostante tutto non è ciò che succede in alto, per cui bene o male c’è sempre una moviolata che ti fa vedere ciò che accade in campo, anche se non ti spiega mai perché accade davvero. Se te lo spiegasse, cadrebbe come un castello di carte tutto il baraccone calcio-spettacolo-diritti tv-sponsor-politica sportiva-politica tout court.Ma tutto ciò vale appunto anche per il rapporto in alto informazione-politica tout court. La cosa più grave è quella che accade in basso, e non solo nel calcio. Parlo dello sport dilettantistico e giovanile in questo Paese di barbari, che sottovalutano o meglio non si peritano minimamente del valore formativo dello sport per trasformarlo in un fattore D, o meglio GD, acronimo che sta per Grande Deformazione, per fenomeno di abbrutimento del ragazzino ancora inizialmente propenso a seguire un minimo stato di lealtà sportiva.

Il denaro e le carriere avvelenano gli inizi, per sfociare poi in quello che vediamo come sport/spettacolo. Ma nessuno ci pensa, nessuno ha mai speso una parola fattiva per questo, certo non Berlusconi massimo tycoon del contrario, e neppure Bersani/Franceschini/Marino, dico una parola sola in tre…

La quinta parola è: stadio,o meglio stadi. E’ passata al Senato la legge bipartisan sugli stadi, necessaria a farli costruire in fretta perché si vogliono ospitare i primi Europei possibili,in attesa dei primi Mondiali o dei primi Interspaziali…Vedremo che accade alla Camera.

Solo che è ormai chiaro che del calcio che si gioca negli stadi non frega quasi niente a quasi nessuno. Importa il loro business, sono pretesto per altro, centri commerciali, outlet, speculazioni edilizie ecc. E’ una specie dei “non luoghi” teorizzati da Marc Augé ma rotondolatrici, e se vogliamo una contraddizione straordinaria in terminis, cioè il massimo dell’anomia e dell’anonimato travestito da passione per una squadra e quindi da appartenenza sia pure posticcia… L’ennesima presa per i fondelli. E noi zitti, vero, ci mancherebbe altro... Che ne dice Bersani?E D’Alema, tifoso insciarpato della “magica”? Ne vogliamo parlare? Sempre a disposizione, come diceva quello nelle fiction girate in Sicilia...

La sesta parola non la scrivo io, la dicono Capello e Galliani. Il primo, una vita nel calcio, recita un'ovvietà dolente sul calcio nostrano in mano agli ultras, con tutta una letteratura su questo. Gli risponde Galliani: tutto falso, almeno per il Milan. Come se niente fosse, nessuna intercettazione di Calciopoli parlasse di quello, il reggente di Via Turati non fosse stato (sia) sotto scorta ecc. Va tutto bene così, facciamo finta di niente. Il business continua se continua lo show, e lo show continua se è catapultato in pubblico dall'ipocrisia "del tutto bene, madama la marchesa"...

o.b.

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