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Cani e figli

Porto a spasso
Il cane.
E non ho un cane.
Mi riparo
Dalle ultime lacrime
Sotto una magnolia
Di città
Ma già non piove più.
Sono di un’infelicità
Abrasiva,
Per l’infelicità
Di mio figlio,o la mia,
Eppure mi ripeto
Che la vita è bella.
Ed è vero.



E’ ancora bella

E’ ancora bella dopo la pioggia Villa Ada,
siamo di nuovo belli noi
che possiamo vederla e correrla,
è bella la luce che gocciola,
bella l’atmosfera di mondo finito
che tenta di asciugarsi e ricominciare.
E’ bella la vita, ma mentre lo dico
ne è già passata un altro poco
e devo stare attento a  centellinarla,
nella pioggia nel sole negli alberi
nei corridori nelle foglie nel fango nei cani
in chi cammina come me
come se fosse eterno e invece no, sappilo,
in questo straordinario carnevale di emozioni
c’è un errore, siamo un errore. Irripetibile.



A Palermo

La sua vita
Si insinua
Tra Borges e Brodskij
Entrambi morti
Entrambi vivi
In un immodificabile
Ordine alfabetico
Che mescola
Alla memoria
Il sapore di Fresia
Nel quartiere Palermo
Ma a Palermo.
E gli scrosci d’acqua
(idromassaggi?)
e le parole.
Di fondo.



All’alba

All’alba
Di tutte le notti
Spunta beffardo
L’io che trema
Spettacolo grandioso
E minuto
Che non posso perdermi



Mal(indi) d'Africa

Voci nere

L’onda indiana
si rompe, al reef,
in un’alba grandiosa
ed esemplare,
le voci della sabbia
e del primissimo mare
essendo troppo allegre
per non essere nere.
Si riprendono tutto
in un lampo,
come l’alba
riassumono il giorno.
E noi,ormai solo turisti.


Quelli della Costa

Alto basso magro grasso
nelle alghe nella spuma
nelle divise nelle andature.

Rugghia vicinalontana tra i reefs
l’anima liquida dell’Africa
alibi indeterminato
per le mie mani,per le tue.

Alto basso magro grasso
nei riverberi nelle maree
nelle attese negli sguardi.

In un’idea di tempo scorticato.



Un mandarino

Un mandarino
per la fine del mondo,
un mandarino
contro la fine del mondo,
il lago di nebbia
sfacendosi al sole.
Un mandarino
pelato religiosamente
sul travertino candido,
e l’essenza del Dio,
felice e indistruttibile
come il Dio di Epicuro.
Dalla nebbia
tra balze e spiriti
salendo la luce
e rivelandosi
un volto indefinito
che è il tuo.
Contro l’alibi
degli specchi d’argento,
all’inizio e alla fine
di tutto,
sul crinale,
un mandarino.



Bach

Un refolo di vento
appreso alla memoria
con istanze di musica
in nuca
elmi seduti
e code svolazzanti... tra
fagotti e velluti
pietosa è la natura,
e si rinnova.
Bah, Bach.






Poesia pisana

Leggi nello specchio della realtà
Tutto quello che ti piace
In attesa che la realtà
Ti entri dentro
Senza ferirti troppo.
Le case sono piccole
Il vento è forte
La pelle appena rugosa
E le creme, le creme
Quest’anno costano di più



Sole e fregature

Sole e mattino
nello smeriglio di settembre
sulle lamiere
di un motorino,
raggi su raggi di una bici
nell’ombra irradiata
di un bosco.
Ma io ti conosco.
Nella commovente stortura
della vita applicata
alla vita
devi aver preso
un’altra fregatura.
O almeno,una ferita…



Fiori multietnici

Il semaforo non serve soltanto alle auto,
o ai pedoni, o ai lavavetri,
o ai fiori sugli alberi d’intorno,
o alle smanie di un tempo frantumato.
Serve a cogliere il sorriso
forse di un pakistano annerito
con uno straccio in mano
che domanda insolito e gentile
a una passante forse filippina
come si chiamano i fiori rossicci
di una primavera ancora scontenta.
Non lo sa la filippina in tailleur,
non lo sa il pakistano curioso,
non lo sappiamo noi nesci
di una vita difficile
inutilmente ferma al semaforo.
Ma è la domanda che conta, credo.



Raschio

Raschio la gromma
della memoria
come se fosse ieri,
oppure oggi, inutilmente.
Rimane sempre
l'alibi
della memoria altrui
nel quale entro ed esco
come da una porta a vetri.
Il mattino essendo
di sole
il corpo arrugginito
la stanza in penombra
la mente contrariata
il genere essendo
umano,
per antica, dimenticata
convenzione.



Chichibio

Quarantacinque gru assassinate,
Chichibio, credo sia giusto
che tu lo sappia.
Dillo al tuo amico Giovanni,
che ti ha creato,
esci dalla Quarta Novella
e vai a controllare,
finché sei in tempo.
Finchè siamo, in tempo.
Assassinate con dolo,
si domanda meraviglioso
l'organo di informazione,
assassinate dall'inquinamento,
si interroga il cronista
come se dolo non fosse,
e ancor più metafisico.
Assassinate comunque,
Chichibio. E con loro tu,
cuoco veneziano
che ne contavi le cosce
a futura memoria,
il povero Boccaccio,
le nostre sventagliate di scuola,
l'immagine di quarantacinque
gru quarantacinque
che migravano ignare
nel terzo millennio
verso l'Africa,
senza contarsi le zampe.
Assassinate, pensa,
in provincia di Avellino.
E tu? E noi? E loro?



Calabrone

Oggi ho salvato
la vita
a un calabrone.
Gli anni mi lasciano
nell'impossibilità
di giungere le mani.
Commosso
dal mio sedicente
passato
mi struggo, mi struggo.
E basta.



Buone possibilità

Cuore pluviale, esposto.
Chili di dolore.
Urge la reincarnazione,
ho investito tutto
(sole e bagattelle)
su di lei.
Quindi, telefonatemi.



Il cuore è a sinistra
La vita è di destra
Lo dice il miocardio
Al tempo che passa


 

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